"... e per questo, colleghi e colleghe, ritengo fondamentale l'approvazione del suffragio universale per.."
"Ma che dice!"
"Matto!"
"È impazzito!"
"Signori, manteniamo l'ordine, vi prego!"
"Suffragio sensitario, ecco di cosa abbiamo bisogno!"
"Le opinioni stupide al rogo!"
"Razzisti!"
"Ignorante!"
"E le paranoie? Dove le mettiamo le paranoie?"
"Dove andremo a finire con le vostre idee?"
Il presidente del Consiglio Costituente si mise le mani nei capelli, affranto. Costruire un nuovo Governo Pensante si stava dimostrando più complesso del previsto.
Aerials in the sky
Areoporto. Luminoso. Pulito.
"Signorina, scusi un attimo."
Si ferma, scosta la frangetta dagli occhi interrogativi usando la carta di imbarco.
"Le dispiacerebbe aprire la valigia?"
Lei la apre. Attimo di sgomento per l'agente in uniforme e guanti di pelle.
"Qualche problema?"
Chiede candidamente lei.
Con un sonoro CLANK le formine per fare i muffin scivolano sul pavimento lucido. L'agente prende con due dita un orsachiotto di peluche dall'aria contrariata, immediatamente uno Scrat terrorizzato e una maglietta gialla escono fuori, seguiti da palline e cerchi da giocolieri, che trascinano nella foga un torrente di coriandoli e stelline che ricoprono le belle scarpe nere dell'uomo. Fa un passo indietro, vagamente schifato. Tira giù del tutto la zip del borsone. Un fischietto leopardato tintinna incastrato tra le pagine di un album di foto, un'improbabile sciarpa risulta annodata a una scatola di matite che si rovescia con gran rumore in terra, subito ricoperta da un mazzo di fiori tutto stropicciato. E fogli. Un numero impressionante di fogli.
"Cosa altro potrei trovare dentro questa borsa?"
Lei alza le spalle con una buffa espressione stampata tra lentiggine e lentiggine.
Richiude la borsa, se la mette in spalla.
I passi, i gesti, gli arcobaleni, i sorrisi, le stele, rimangano protetti.
...dei remi facemmo ali al folle volo.
E quel martello chiuso nella testa, insieme alle grida e ai calci, insieme alle spinte, insieme alle forbici, insieme a quello stupido spazzolino da denti, mentre la matita nera scrive piano sul banco. Meglio i colori. Meglio.
E ridere a dirotto.
Sogni a occhi aperti, teneri, dita immaginarie che giocano con capelli (come trame di un canto?) e promesse di promettere chiudendo piano gli occhi... dormi...
Just remember it: MIND THE GAP. And everythig will be okay.
Scritto, diretto e interpretato da
Ninyalor verso le 21:24 senza nessun senso
Vivamus mea Lesbia, atque amemus, Rumoresque senum severiorum Omnes unius aestimemus assis. Soles occidere et redire possunt; Nobis cum semel occidit brevis lux, Nox est perpetua una dormienda. Da mi basia mille, deide centum, Dein mille altera, dein seconda centum, Deinde usque altera mille, deinde centum. Dein, cum milia multa fecerimus, Conturbabimus illa, ne sciamus, Aut ne quis malus invidere possit, Cum tantum sciat esse basiorum.
Grazie!
Scritto, diretto e interpretato da
Ninyalor verso le 19:10 senza nessun senso
Uno spartito senza note. Macchie di colore. Le gigantesche sale della Tate Modern Gallery, i quadri che inquietanti chiedevano "Dove vai tu?". E sognare di essere di nuovo a Londra, ma solo di notte. E di giorno sognare di volare ad Amsterdam, Dublino, Bacellona, ovunque nel mondo. E riempire pagine di sensi di colpa. Volando tra la pioggia. Segni a matita, la penna richiede bianchetto ed il bianchetto richiede cancro. Scala cromatica di emozioni. Alzarsi sentendo di stare soffocando. Lo specchio mente. La scuola non guarda, copre di cenere. E gli stivali sull'asfalto. Tic. Tic. Tc. Storta. Tic. Tic. Tic. Storta. Arrivare a casa per miracolo, stampelle azzurre compiano vaghe nell'orizzonte. Lo specchio continua a mentire. "Siamo i ragazzi dell'oratorio, passavamo per una raccolta di generi alimentari." Scusa. Più importante, grazie. Il letto accoglie. Mattina, sveglia grigia. Abbraccia il termosifone. Caffè. Silenzi. La macchinetta prepara, niente zucchero. Amica di carta velina, dove vuoi andare? Foto, sorrisi. Burro di cacao simile ma lontano. Telefono, le trombe d'aria. Ricordi di anni fa. Grigio. Groppo in gola, sentimenti da bambina. Riccioli biondi tendono un palloncino. Due palloncini. Tre palloncini. Una spada, un fucile, un fiore, un leone. Un leone? Un leone. Tutta seria. 5 anni il 21 aprile, occhi azzurri della mamma. Pennac. Che non leggo. Libri abbandonati sul divano. Parole abbandonate sul marciapiede. Scusa. Più importante, grazie. Chimica. Idrolisi. Cartesio. Pascal. Compiti. Diario, vuoto. Silenzio. Panato di pesce. La coperta sulle spalle. Freddo. Primavera. Dove? Le rondini. Dove? Incontinenza verbale. Scusa. Più importante, grazie.
Basta poco, poi.
E lo specchio non mente più. Non è più freddo. Non più grigio. È primavera. E vale la pena sognare.
Grazie.
Scritto, diretto e interpretato da
Ninyalor verso le 22:30 senza nessun senso
Qualche valigia metaforica accanto a Lei, The London Bag (perchè, solo voi potete fare il London Eye e il Lond Bridge e la London Tower e il London tutto?) Un qualche salto metaforico e un arcobaleno che sopra Londra illumina questa piccola Pisa.
Il gesso struscia sul cemento scricchiolando appena.
"E questo cosa vorrebbe dire?"
Un semicerchio dopo l'ultima casella.
"Niente."
Inizia a tracciare i numeri.
"Niente?"
Smorfia concentrata per il numero 8.
"Niente."
Il gesso è sostituito da un sassolino piatto.
"Stai dimenticando qualcosa."
Atterra delicatamente sulla casella 1.
"Cosa?"
Salto. Raccoglie il sasso, in bilico su un piede solo.
"Quanti anni hai?"
Salto. Salto. Due piedi. Salto. Due piedi. Salto. Sorride.
"Abbastanza per giocare a campana."
Salto. Casella 10. E si rinizia.
Un po' rimane qui, ovviamente. Nessun check-in farebbe passare un groviglio del genere, anche se così colorato e carino, un acquerello di una bambina che disegna a pastelli una cornice a pennellate così minuti che diresti, strano, ma vero, che sia vero.
I'll stand by you won't let nobody hurt you.
Ed il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce - mercì monsieur Pascal, non avrei mai pensato di trovare cose interessanti nel libro di filosofia- ed allora forse basterà fidarsi, e con il grido di addio all'egocrazia ci lanceremo coraggiosi in frasi di cui non troverò il senso neanche ad impegnarsi davvero. [e vorrei vedere chiunque a scrivere cose sensate davanti alla sveglia che sogghigna preparandosi a trillare alle 4.15 del mattino]
Che le stelle ti guidino sempre e la strada ti porti lontano.
Giusto per lasciare una traccia la vigilia di una partenza. Traccia, perchè a scrivere tutto, no, non ci riuscirei. Trovare i colori della felicità, del Re Leone, di una bacchetta magica che ogni volta è sempre più inutile, di chiudere gli occhi e respirare piano, di guardare attraverso la finestra, di ridere, e di così tante altre cose che la sveglia sicuramente ne sarebbe soddisfatta, vedendomi crollare esanime e rompermi l'altro piede scendendo da quel letto che non -ripeto: non!- è la causa di quel gesso bianconiglio, e lasciare che da Alice in Wonderland si passi ad Anna in Londonland, tornerà?, finirà la frase con un punto?, andrà a dormire?
See you in 5 days!
Scritto, diretto e interpretato da
Ninyalor verso le 21:16 senza nessun senso
"Vostra maestà, vostra maestà!" Il giovane paggio scompigliato entra urlando nella stanza reale. "Che succede?"
Leggermente infastidita Sua Maestà gli rivolge un'occhiata irritata. "Il popolo!" "Che fa il popolo?" "Si ribella!" Sua Maestà corre alla finestra. E non appena scosta le pesanti tende di broccato nero luce a fiotti ed urla confuse entrano nella stanza. "Basta con l'egocrazia!" gridano in coro i rivoltosi. Sua Maestà impallidisce di colpo e tenta di nascondere il tutto tirando nuovamente le tende. "Chiamatemi il Primo Ministro!" "È scappato, vostra maestà." "E allora chiamatemi il Ministro delle Paranoie!" Il paggio esce, Sua Maestà lancia un'ultima occhiata alle folle rivoltose attraverso i vetri della finestra e si prepara a lasciare il palazzo. "Ma tornerò" mormora a denti stretti. "un giorno... tornerò."
Il problema è che le domande dovrebbero venire una alla volta.
Ad esempio: Sono davanti al computer. Bene. Decido di aggiornare il blog. Bene. Cosa scrivo? E non è che le altre stupide domande attendono il loro turno, prendono il numero, si organizzano, fanno amicizia, socializzano, ascoltano la musica. No. E perchè scrivi? E chi ti dice che hai qualcosa da scrivere? E per chi lo scrivi? E come lo scrivi? E poi cosa te ne fai? E cosa ne penserai tra un anno di quello che hai scritto ora? E a cosa ti serve scriverlo? Poi alla fine il risultato è scontato. "Anna, è un po' che non posti" Ci credo, qua stiamo cercando di metterci d'accordo.
"Mamma?" "Sì?" "Se domani non sono guarita denuncio il dottore." "Va bene." "E anche Pennac." "Va bene." "..." "..." "Mamma?" "Sì?" "Tu lo sai il francese?" "No." "E papà?" "Sì." "Allora Pennac lo denuncia papà."
Che quando hai la febbre sono incredibili i pensieri che riesci a fare, a volte. Mentre la febbre saliva con una inversa proporzionalità rispetto al mio umore - a 37.5 ero solo un po' giù, a 38.5 iniziavo a piangere vedendo film come il Castello Errante di Howl o Aladdin 2, a 39.5 ho pianto per mezzora dopo essermi lavata la faccia- ho deciso che essere malati a Capodanno è un'ingiustizia, che esserlo per la Befana è una rottura e che perseverare fino al 10 di gennaio è pura sfiga.
Bambino: (prende i cerchi per giocolare) Yeeeeaaah, dei freesbie!
Annachiara: (si avvicina minacciosa) No, guarda, non si usano così.
Bambino: (le dà i cerchi con aria di sfida) Ah sì? E come?
Annachiara: (inizia a giocolare) Così.
Bambino: (ammirazione profonda) Ma sei bravissima!
Annachiara: (ingrassa di 30kg per la soddisfazione)
Difficile rendersi conto che sia il primo di febbraio. Finchè si è a gennaio tutte le date dei mesi dopo sembrano così lontane... ed ecco che tra 22 giorni mi spediscono in gita, tra 14 mi sbattono a suonare la chitarra su un palco, tra 6 mi fanno andare casa per casa a raccogliere viveri e domani -pazzi!- vorrebbero anche farmi tornare a scuola. Niente di che, alla fine. Si cammina sul bordo del marciapiede tornando da scuola cercando mantenere l'requilibrio, ci si cantano le canzoni dei cartoni animati nei momenti più svariati, ci si stiracchia al sole, si preparano i muffin, si dorme in piedi, si disegnano cuoricini, si ride, ci si sente in colpa, si canta, si scrive,si ama, si inseguono i bambini, ci si fa male, si spegne la sveglia, si corre, si vive.
Mi dispiace portarvi rancore, dico davvero. Ci sono un sacco di emozioni più interessanti. O più simpatiche. Più divertenti. Più.
Come se i cartoni animati se ne fossero mai andati dalla mia testa. Come se decidessimo di mettere le risate registrate. Come se ci fossero i sottotitoli. Come se non sapessi che l'empatia è una gran fregatura ed è pure antiestetica. Come essere felice. Come se sapessi come dire tutto ciò che penso. Come un comò. Come contare con le dita, e non saper distinguere la destra dalla sinistra. Come la pioggia, e le scarpe che non tengono l'acqua. Come Londra, e Pisa sembra così bella. Come adorare. Come illuminarsi per un appunto mentale. Come cantare. Come Febbraio quando nella tua testa c'è tutt'altro mese. Come. Così.
"Amare in argot francese si dice comer." (Daniel Pennac, Il Paradiso degli Orchi" )
Ed abbiamo deciso che parlare per elenchi è figo. E che le paranoie stupide sono buu. E che le onomatopee sono yeeeaaah. E che fare i sogni basati su un libro mai letto come il Signore degli Anelli è un'esperienza interessante.
E che, nonostante tutto, qualcuno ci sopporta. O finge molto bene.
E che se ci fosse una parola più grande di grazie, di sicuro l'avrei appena detta.
Scritto, diretto e interpretato da
Ninyalor verso le 19:30 senza nessun senso
Raggi di sole filtravano, danzando lucenti, attraverso le fronde degli alberi, tessendo ricami dorati lungo tutto la foresta immobile. La ninfa chiuse per un attimo gli occhi, respirando quell'odore smorzato di vita che la riempiva ogni volta che i suoi passi incontravano le dense pozze di luce. "Se continui così finirai per inciampare..." Il giovane cavaliere al suo fianco ricambiò con l'usuale fierezza il dolce sguardo incuriosito della ragazza. "Non pensi che questa foresta sia bellissima?" Prima di rispondere il ragazzo si concesse di lanciare un'occhiata esasperata e divertita al cavallo pezzato del quale reggeva la cavezza. "È... un posto dove stiamo passando." "Solo questo?" mormorò la ninfa con una punta di delusione. "Solo questo." Lo sguardo della ragazza si perse oltre il sentiero, seguendo i segni che una foglia, ormai secca, tracciava nell'aria nel suo ultimo ballo con il vento. "Aspetta un secondo" "Che c'è adesso?" La ragazza si avvicinò a lui con il suo passo delicato. "Guarda su!" Stava già per controbattere, ma la decisione dipinta sul quel visetto sincero davanti a lui lo convinse a fermarsi e a piegare la testa all'indietro. Un cielo di rami intrecciati, un verde senza limiti, ed oltre, così lontano da averne paura, il blu di un cielo vero, terso, perfetto, custodito eternamente da quella foresta senza età. "Dobbiamo andare, ora", borbottò rimettendosi in cammino, fingendo malamente di non essere stato toccato dall'immensità di un orizzonte che non aveva mai pensato valesse la pena vedere. Camminarono a passo veloce per qualche minuto, lasciando che il rumore della civiltà di foglie secche sotto i loro piedi fosse musica per il loro viaggio. "Tu mi vuoi bene?" La domanda lo colse di sopresa, non potè nasconderlo. "Perchè?" "Non lo so", ammettè lei, stringendosi nelle spalle, e senza chiedere si avvicinò al ragazzo, chiuse gli occhi e lo abbracciò stretto. Il primo impulso del giovane cavaliere fu di ritrarsi, confuso. Si accorse solo in quel momento di non avere più indosso la pesante armatura di battaglia, e sentì il calore del corpo della ragazza sul suo. Si sentì stringere il cuore, senza capirne a fondo il motivo. La sua mano si alzò tremando leggermente e le accarezzò i capelli con gesto maldestro. "Dai..." mormorò piano "Diciamo di sì..." La testa della ninfa riposò ancora per qualche attimo sulla spalla di quello strano cavaliere solitario, poi, scambiandosi un sorriso, ripresero a camminare, vicini.
Proprio nel mezzo del mio numero di equilibrismo il filo ha tremato bruscamente. "Cresci!" mi urlavano da una parte, gettando vaghe promesse e pesi che certamente avrei potuto portare da sola. Ma dall'altra parte non poteva che esserci quel maledetto specchio opaco, un riflesso senza ombra, pallido e spaventato. La rete di sicurezza mi ha accolto, senza domandare niente.
Reminds me of childhood memories.
Mi dispiace -relativamente- per Howie Day, che con la convinzione dei suoi 20 anni e delle sue conoscenza musicali nel 2005 cantava con voce affaticata "you and I collide". Confermo, io e te ci scontriamo, e il livido sulla spalla ne è un segno. Maledetti canti oratoriani in cui ci si picchia!
Devo finir di colorare il mondo che vorrei abitare.
E seguendo il motto del buon vecchio Elio - Buon Natale con i baffi! - si apre ufficialmente la lunga sfilza di "Boh?" da affiancare a chi osa domandare "Cosa vuoi per Natale?". Che siamo matti?
'cause I don't need boxes wrapped in string,
or designed love or empty things.
Just the chance that maybe we'll find better days.
Porta a cavaluccio i bambini. Gattona sul prato. Corri. TIra la corda. Cerca di mangiare le patatine senza usare le mani. Corri. Stramazza a terra. Fatti picchiare. Canta. Urla. Metti a posto i copertoni d'auto. Sposta i tavoli. Sorridi.
Felice!
Perchè vivo per quei momenti, da un po'. Chiudo gli occhi, lascio parlare i ricordi.
Well she's walking through the clouds With a circus mind thats running round Butterflies and zebras And moonbeams and fairy tales Thats all she ever thinks about Riding with the wind.
Scoprendo che il vento a volte porta odore di felicità, che i soldi hanno un odore, che i muffin danno soddisfazione, che se mi si lasciano in mano statuine di terracotta sicuramento le farò cadere, che se le statuine di terracotta che vengono dal Perù cadono si rompono, che il cielo azzurro è meraviglioso, che il sapore della besciamella si può trovare dove non credevo fosse possibile, che ho ancora tutto da scoprire, sorrido.
Don't turn away, just take my hand,
and when you'll make your final stand
I'll be right there, I'll nevere leave
All I ask of you
Believe.
Scritto, diretto e interpretato da
Ninyalor verso le 19:39 senza nessun senso
"E... quindi...Niente da dichiarare?"
Il silenzio fu l'unica risposta.
"Non vuole parlare..." mormorò a mo' di scusa l'impacciato poliziotto al suo superiore che, in giacca e cravatta, osservava la scena con cipiglio accigliato.
"Dai, qualcosa da dire ce l'avrai, no?"
La luce traballante dei neon illuminava di sporco lo sguardo muto della ragazza.
"Che ne so..." continuò il poliziotto dopo aver lanciato una nervosa occhiata alle sue spalle "Cose che ti sono successe ultimamente... qualche storiellina... degli... comeèchesichiamano? Ah, già, aneddoti! O..." la voce gli si spegneva gradualmente mentre il silenzio teso intorno a lui diventava sempre più palbabile "...qualche sogno? Sì, che voi ragazzine adorate parlare di quello che sognate, eh?"
"Posso?" la fredda voce dell'uomo riecheggiò per un attimo nella piccola stanzetta.
"Emh... certo, certo, venga..." bofonchiò confusamente il poliziotto, apprestandosi a farsi da parte.
Un calcolato colpo di tosse annunciò l'inizio di un discorso meticolosamente preparato.
"Conosci queste cose?"
Con un rapido movimento del polso l'uomo sbattè con malagrazia una valigia rattoppata a pezze colorate sul tavolo davanti a sè. Dalla chiusura già malmessa uscirono a fiotti oggetti di tutti i tipi: fogli, perline, tempere, palline da giocoliere, disegni, penne, spille, più mille altre cose che per timidezza rimasero all'interno della borsa.
E lei, sorrise.
Liberi come eravamo ieri, ho dei centimetri di cielo sotto i piedi.
E la pentola d'oro in fondo all'arcobaleno ci sarà davvero? Per adesso mi accontento di svegliarmi la mattina e poter correre sul terrazzo a sentire il meraviglioso profumo del cielo che si colora di vita. Come quell'alba da una finestra di passaggio, un sole che nasceva dalle montagne e il mio piccolo inizio che lavorava giù, nel prato. Sì, perchè non affacciarsi e urlare quanto è incredibile quello che vivo, a volte?
Perchè io ci voglio credere.
E lei sarà lì ad aspettare che io cada in ginocchio, mi guarderà con quel suo sorriso beffardo ed io leggerò le parole stampate sul suo viso inesistente. Te l'avevo detto. Ma adesso non lo vedi che non ho tempo? Sto correndo in bilico sull'orizzonte, tra una mezza poesia e la mia stupida ironia da quattro soldi. E io ci credo.
Se un soffritto è fatto per soffriggere, perchè abbiamo iniziato a mangiare alle 3?
E c'è chi riesce a tirar fuori una filippica di mezz'ora su che insulto sia all'Italia mettere il tappo sulla pentola mentre la pasta cuoce, e chi, sorridendo, si perde in un ricordo della Grecia mentre l'entropia del ghiaccio -perchè? Perchè?- rimane sul foglio a guardare il vuoto.
I'm still here.
"Sei ridicola, lo sai?" Lo so, succede. Però non vale, quando me lo dico da sola mi si accusa di rompere le scatole e vittimismo. E quando me lo dicono seriamente e con il cuore? Devo rivedere il libretto di istruzioni, temo.
*assolo di chitarra*
Sta piovendo spesso. Ed ogni volta che piove si ripete la stessa scenetta a ricreazione.
"Lo sai cosa faremmo adesso se avessimo tempo..."
"... e se potessi correre?"
Correremo come due pazze sotto la pioggia. Come ho fatto quando ero arrabbiata. Come ho fatto quando ero felice. Come ho fatto quando mi sentivo triste. Come ho fatto perchè volevo solo sentire la pioggia, il ritmo, il freddo, tutto.
Niente in confronto a camminare su un tramonto, non va dimenticato.
E adesso che mi sento felice? Anche le parole sbagliate a volte fanno rima, non è un problema, riempono le righe e poi... se c'è bisogno di un senso, beh, arriverà.
Togli la ragione, lasciami sognare, lasciami sognare in pace.
È tutto qui quello che ho da dire, vostro onore. E, se permette, adesso mi rimetterei in viaggio. La strada è ancora lunga, ed io... ho fiducia. Davvero.
Scritto, diretto e interpretato da
Ninyalor verso le 20:52 senza nessun senso
"Cercavi forse questa?"
Quando la sua ombra oscurò la luce proveniente dal corridoio era già tardi per fingere di stare facendo altro. In ginocchio in mezzo alle carte miseramente sparpagliate per terra, non si poteva non capire quello che stavo disperatamente cercando. Quello che lei adesso teneva con noncuranza tra le dita della mano deliziosamente affusolata.
"Sapevo che saresti tornata."
È così che immagino la mia mente in alcuni momenti. Quando cerco in tutti i modi qualcosa di intelligente da dire, quasi fossi ingenuamente alla ricerca di una formula magica che tinga di azzurro il cielo nuvoloso e faccia sorridere chi è triste, mi ritrovo a camminare a tentoni nel buio più totale.
Immersa in un incubo talmente angosciante da svegliarsi con gli occhi bagnati di lacrime: no, questo non mi va. Aspetta la notte, la mia bastarda coscienza, aspetta che io dorma, indifesa e inerme, per saltarmi addosso all'improvviso con quel suo immondo alito di pessimismo.
Ma indosso una camicia bianca e un papillion, o meglio, un papijohn o papijohnny, prendo il piatto di crostini e mi preparo a servire con un sorriso gli invitati della cena parrocchiale di sabato.
E perchè è così bello ridere?
Ancora un minuto, ancora un minuto, ti prego, quando nessuna nuvola si posava su di noi con sguardo beffardo, per poter ricordare, potersi ancora perdere in un abbraccio.
Conosci le stelle, me ne faresti dono?
Sono note che si inseguono e si rincorrono e quando si trovano scappano di nuovo... è musica, niente di più, niente di meno. E quando pensi di aver trovato un senso in quello che stai distrattamente canticchiando mentre aspetti seduta su di un vaso, ecco che non c'è niente che torni più. Rimane la musica, e le parole scappano. Fino alla prossima pausa sul pentagramma.
Ma siamo qua, fabbricanti di sogni.
Ridendo la ninfa si alzò dal prato, e leggiadri i suoi vestiti frusciarono nel vento confondendosi con la sua risata argentina. Evanescente come la rugiada mattutina, certa come il sole che ogni mattina sorge, qualunque cosa sarebbe successa era il presente che adesso contava, il presente che meritava di essere vissuto.
E allora sono davvero libera di sognare?
Mi avvolgo nei ricordi come farei se avessi un caminetto in una sera d'inverno, seduta sul tappeto e con le spalle scaldate da una morbida coperta. E fuori la neve cade, e dentro è bello stare. Fino a che non sarà il momento di uscire e ridere del naso gelato e delle mani rosse per il freddo. Correre e buttarsi nel bianco, ridendo felice. E poi, tornando dentro non da sola, quella coperta sarà ancora più calda.
Di illusioni si nutre il vento, lo so. Ma è bello lo stesso.
Ignoro l'Esselunga e il suo reparto già pieno di addobbi, evito di guardare quel ristorante vicino casa mia con già le luci attaccate. Perchè, è già Natale? E dire che pensavo di essere rimasta ad ottobre... Immagino che tra poco sentirò tintinnare la slitta del buon vecchio Babbo Natale, confuso e con il GPS scarico.
Urlato al cielo, o sussurrato con la testa tra le ginocchia, è comunque qui che vorrei arrivare:
grazie!
Domani è un mistero, ieri è passato, ma oggi è un dono.
Scritto, diretto e interpretato da
Ninyalor verso le 22:38 senza nessun senso
Cose che faccio a scuola. Leggere il tutto non è obbligatorio, ma neanche consigliato. Avevo solo un paio di cose da battere al computer e un vago senso di colpa per l'aver lasciato il blog un po' sguarnito.
I wish everyone was loved tonight
and somehow stop this endless fight
just a chance that maybe we'll find better days.
Parte 1: Il vigatto
Gli occhi.
Fu la prima cosa che capii appartenermi, dal momento che socchiuderli appena si rivelò essere un’esperienza dolorosa e faticosa.
Luce.
Mi apparve con i suoi affilati raggi che tentarono di portare un senso al vuoto in cui ero sprofondata.
Cemento.
La densa polvere su cui ero distesa iniziò ad allontanarsi lentamente mentre, a fatica, cercavo di rialzarmi, confusa e dolorante.
Barba.
Era davanti a me, placidamente accoccolato sopra il cancello: a prima vista si sarebbe detto un gatto, ma la folta barba scura che ne avvolgeva il mento aveva un che di umano che nettamente strideva con quel suo corpo felino bicolor (double-face, per la precisione, come avrei poi notato con più lucidità).
Ma lo ignorai, completamente assorbita dal mio tentativo di alzarmi. Il mio sguardo superò in rapida successione le reti di metallo, alcune colonne, una distesa di cemento. Che fosse quella la strada per tornare a casa, qualunque fosse la mia, avvolta in uno stanco buio?
Un cortese colpo di tosse attirò di nuovo la mia attenzione verso il pesante cancello azzurro.
C'era solo il gatto barbuto che mi fissava con soddisfatta derisione. Derisione? I gatti non deridono, e tantomeno tossicchiano per attirare l'attenzione. Feci per dargli di nuovo le spalle, quando vidi un piccolo zainetto ai piedi del cancello. E se fosse stato mio? Mi inginocchiai, allungando una mano per prenderlo.
"Cara amica del sole, qui si indulge ad intrattenere rapporti con Satana!"
Sbattei piano le palpebre, confusa.
"Cosa ti perplime?"
Alzai lo sguardo con rarefatto stupore. Il gatto stava parlando!
"Ma... scusi... lei...?"
Dargli del lei mi veniva naturale, come se fosse la prassi con i gatti barbuti.
"Cosa ti interessa domandare?"
"Lei non mi da del lei?"
"Non sei un vigatto, o erro?"
Incassai il colpo con tacita rassegnazione.
"Però tu stai errando."
"Hey!" esclamai offesa "Ma non ho detto niente!"
Sospirò felinamente. "Nel senso che ti aggiri senza meta per questi luoghi."
Incassai nuovamente.
"O sto errando?" incalzò, trionfante.
"No, no, lei è fermo lì..."
Sospirò nuovamente con una punta di irritazione.
"Nel senso che sto sbagliando..."
"Ah, capisco" mentii con sicurezza.
Mosse la coda con impazienza.
"Ma insomma..." esordii tentando di cambiare discorso "Dove sono?"
“Qui."
Trattenni una smorfia.
"Grazie, ma dove è 'qui' ?"
Fece un ampio gesto con le zampe.
"In questo posto."
L'ovvietà mi lasciò senza parole per qualche attimo.
"Ma allora che strada devo prendere?"
"Dipende da dove vuoi andare!"
"In realtà... non lo so."
Sorrise, e le strisce bicolor della coda iniziarono a svanire.
"Allora andrà bene qualsiasi strada..."
Il cancello azzurrò si schiuse cigolando pesantemente, mentre del Vigatto non rimaneva che una metà in continua dissolvenza. Scrutai a disagio lo scorcio del cancello.
"E cosa c'è di qua?"
Alzò una spalla (l'altra si era già dissolta nell'aria)
"Sicuramente troverai dei matti!"
"Che?" esclamai allarmata "Ma io non voglio andare tra i matti!"
Era rimasta solo la testa a gongolare.
"Temo sia sostanzialmente impossibile.. Qui sono tutti matti! Io sono matto! Tu sei matta!"
"E come fa a saperlo?" chiesi in fretta, un po' offesa.
"Altrimenti non saresti qui, o erro?"
Rimase la barba a galleggiare pigramente nell'aria con fare strafottente. Poi scomparve anche quella, e mi ritrovai da sola davanti al cancello azzurro.
Inspirai a fondo, posai le mani sul metallo e spinsi, per aprire il mio destino.
Parte 2: Il Brucopipa
A furia di respiri profondi e spinte rischiai l'iperventilazione prima di riuscire ad aprire quel vecchio cancello arrugginito.
Lo scenario che mi si parò davanti, dopo tanta fatica, fu più che mai desolante.
Una piazza cementificata, su cui un qualche ignaro architetto in crisi di identità aveva gettato dei brutti edifici squadrati, si lasciava sciattamente osservare dal mio sguardo dubbioso.
C'era grigio, alla fine tutto era grigio, grigio il cemento, grigi i muri, le finestre, le scale, perfino il cielo, le ringhiere, quella densa nuvola di fumo di pipa...
Abituata allo stupido gioco della Settimana Enigmistica capii immediatamente che qualcosa in questo elenco stonava.
Finestre grigie? Ma da quanto cavolo di tempo nessuno le pulisce?
Mi avvicinai comunque alla nebbia in fondo al piazzale, che, effettivamente, sembrava abbastanza strana.
L'odore di fumo aveva un che di corposo, dolciastro e inebriante. Il mio primo impulso fu quello di girare i tacchi e scappare via. Ma le mie gambe, non rispondendo ai miei una volta tanto saggi consigli, mi condussero all'interno della nuvola di fumo.
L'odore era talmente forte che per un attimo rimasi stordita. Boccheggiavo, annaspando in quel grigiore, cercando una via di uscita.
"Chi sei tu?"
La voce riecheggiò chiara e profonda sui miei tremanti colpi di tosse. Apparve nel fumo un grasso bruco con il viso di un imbronciato signore. La fine del suo corpo si perdeva nel denso grigiore, ma le numerose braccia che riuscivo a vedere erano tutte incrociate a due a due sul petto, tranne la prima, che teneva una grossa pipa in legno.
Feci per rispondere, ma il bruco, dopo aver aspirato a volontà dal cannello della pipa, espirò una serie di anelli di fumo che attirarono la mia attenzione per la loro effimera perfezione.
"Chi sei tu?" ripetè con impazienza.
Ci pensai un po' su, ma nessuna risposta sembrava corretta.
"Io..." iniziai esitante" ...sono io... credo."
Mi sbuffò in faccia la sua fumosa disapprovazione. Tossii violentemente, a disagio.
"Il fatto è che..." tentai gentilmente di spiegare.
"Quale fatto?" mi interruppe.
"Beh... non saprei... è che..."
"Cosa è?" mi interruppe nuovamente.
"Se mi lascia finire le posso rispondere!" sbottai con irritazione.
"Chi sei tu?"
"Non ricordo!"
"Questo è un problema."
"Lo so"
Fumò con fare meditabondo per qualche secondo.
"L'uscita a volte è dalla parte opposta dell'entrata."
Lo guardai interrogativa.
"Là" e indicò un'alta parte dell'edificio che sembrava quasi galleggiare nell'aria.
"Devo andare lì?"
Non rispose. E quando mi girai di nuovo, era scomparso, lasciando solo fumo, e niente altro.
Parte 3: La Bianconiglia.
Camminavo, ma non sembrava affatto che io sapessi quale direzione fosse la migliore. In effetti, pensandoci bene, con tutte le probabilità nessuna strada in quel cementico posto di matti sarebbe stata esente da difetti, e solo la mia proverbiale fortuna mi avrebbe concesso di trovare la peggiore.
Almeno qualcosa di buono c'era; la forzata passeggiata iniziava a schiarirmi le idee, e nella mia testa confusa iniziai a ricordare.
Stabilire come e dove tutto fosse iniziato era ancora un'impresa troppo complessa, era come cercare di capire l'attimo prima del big bang. La metafora, o meglio la similitudine, piacque al mio cervello, che sganciò un altro pezzo di informazione: c'era stato uno schianto.
Sentii un rumore lontano di un campanello.
Campanello!
L'Enel riattaccò improvvisamente la luce al reparto ricordi, e tutto si fece chiaro.
Da lontano non mi era sembrata una minaccia così grande. Certo, era alta e areodinamica, ma magra come un chiodo, dall'aria inoffensiva. Fui inizialmente attratta dalle soffici orecchie da candido coniglio che si vedevano spuntare dai capelli strettamente tirati in una coda di cavallo, e quando mi accorsi della furiosa determinazione stampata sul suo viso quasi conigliesco era troppo tardi.
Ero lì, in piedi, ma più cercavo di ricordare il motivo per cui mi trovavo davanti a quel cancello e più rischiavo di perdere quel che già ero riuscita a tirar fuori dalla mia memoria.
Mi concentrai sulla Bianconiglia.
La sua voce, mista al campanello della vecchia bici che furiosamente suonava, mi trapanò le orecchie.
"Ètardiètardiètardiètardi!"
Dalla tasca del panciotto le spuntava un timer da cucina.
"Ètardiètardiètardiètardi!"
Come a volte accade, non realizzai quanto veloce stesse andando con quella vecchia bici finchè non me la trovai davanti.
"È TARDI!"
Mi investì, senza poetica e senza giri di parole.
E quando mi risvegliai, avevo davanti a me un gatto barbuto.
Ecco come ero arrivata lì.
Adesso rimaneva solo da capire perchè mi trovavo lì, mi ricordai con un sospiro.
Il rumore del campanello si fece sentire di nuovo, nella direzione esattamente opposta a quella indicatami dal Brucopipa.
Con un ultimo sguardo all'alta torre, le voltai le spalle, iniziando a correre nel buio di un lungo corridoio apparentemente senza fine.
Parte 4: Il Cappellaio matto e la Lepve Mavzolina.
Con mia crescente ed immensa frustrazione non riuscì in nessun modo ad avvicinarmi al suono del campanello. Il suo sardonico trillare mi blandiva, sfiorava le mie orecchie per poi svanire non appena decidevo di fare un passo.
Senza neanche rendermene conto mi ero persa in un buio corridoio senza fine; con un ultimo "drin drin" dall'amaro sapore di una risata di scherno il suono del campanello si spense del tutto lasciandomi sola e più stanca di prima.
Mi guardai intorno cercando un qualcosa di familiare, anche solo vagamente, anche solo alla lontana.
Ma ovviamente non c'era altro che anonime colonne e cemento ovunque il mio sguardo si posasse.
E buio all'orizzonte, che contribuì a riempirmi di brividi.
La scelta più logica sarebbe stata quella di ritornare sui miei passi, cercando l'entrata di quello strano posto.
Invece continuai a camminare nella penombra con la testa completamente svuotata da qualsiasi pensiero coerente. Adesso mi ritrovavo in uno spiazzo deserto e privo di vita. Eppure, avvicinandomi, mi parve di vedere delle luci provenire da una stanza poco distante. E poi, distintamente: il suono del campanello, alle mie spalle! Mi girai di scatto, cercando di scorgere nel buio la fonte dello scampanellare.
Si può ben immaginare che la mia concentrazione -insolitamente alta- fu direttamente proporzionale al numero di decibel dell'urlo che lanciai quando sentii due mani atterrarmi sulle spalle.
"Un AAAH anche a te!" disse una voce cordiale.
"Chi è? Che succede?" chiesi nella più terrorizzata delle confusioni allontanandomi di qualche passo da quella strana figura.Era una donna con gli occhiali, che per un attimo mi sembrò la Bianconiglia, ma con l'aria molto più calma, ed il sorriso più inquietante. Inoltre le orecchie conigliesche erano molto più spelacchiate, e fremevano nell'aria scompigliando i corti capelli neri.
A titolo puramente protettivo della mia persona indietreggiai cautamente di un altro passo. E probabilmente sarei indietreggiata ancora un po' -giusto 2 o 3 chilometri, tanto per stare sicura - se la mia ritirata non fosse stata interrotta da qualcosa. O meglio, come realizzai dopo aver lanciato una preoccupata occhiata dietro di me, da qualcuno. Era un uomo dalla figura resa ancora più imponente dalla semi oscurità in cui ci trovavamo, il volto segnato dallo stesso strano sorriso della donna circondato da curatissimi ricci neri sormontanti da un enorme cappello.
"B-b-bella giornat-t-ta, v-v-vero?"
"Sostanzialmente penso di no..." iniziò la donna.
"... ma potrebbe anche darsi di sì!" concluse l'altro, massaggiandosi il mento.
Misi in pratica tutto ciò che sapevo andasse fatto con i matti: anuii ed indietreggiai ostentando calma e sicurezza.
"Hey, guardate, un leocorno!" gridai all'improvviso indicando il vuoto. Dopodichè iniziai a correre in direzione opposta. Ma non avevo fatto in tempo a riappoggiare in terra la gamba che mi ritrovai presa a braccetto da una parte e dall'altra dai due strani individui.
"Ma cava, tutti sanno che mancano solo i due leocovni..." cominciò la donna. La sua erre moscia esplosa così a tradimento mi lasciò ammutolita.
"E non ti pare strano?"
"Dove savanno finiti?"
"Parliamone!" concluse allegramente l'uomo.
Ed ignorando nel modo più assoluto le mie balbettate obbiezioni, mi trascinarono dentro la stanza illuminata, canticchiando felicemente.
"Ci sono due lapilli"
"Che ballan il tango"
"Due giovani vecchietti"
"Dan fuoco all'ospedale"
La porta si richiuse alle nostre spalle.
E adesso?
Parte 5: Un thè coi fiocchi
"Non sembra che si stia divertendo molto..."
"Lo sai come sono i vagazzi d'oggi... vogliono sentivsi libevi..."
Le mie dita tamburellavano nervosamente una marcetta di tipo funebre sul bracciolo della poltrona.
"Quindi dici che non dovevamo legarla?"
"Mah, non sapvei... chiediamo al Ghivo..."
"Soles occidere et redire possunt..."
"Ben detto!"
"...et Gallia est omnis divisa in partes tres..."
"Giusto!"
"Tam platinum collection... civvuddì."
"Quanta saggezza..." sospirò il Cappellaio soddisfatto, asciugandosi una lacrimuccia, mentre la Lepve, commossa, applaudiva brevemente.
A parlare era stato un ghiro grassoccio e dalla voce impastata dal sonno semi-sdraiato all'angolo dell'allegra tavolata. Apparentemente mi trovavo in un bar nel quale qualcuno -avevo dei sospetti sulle loro idendità- aveva incastrato una tavola tutta storta coperta da una tovaglia a fantasie di patacche.
I miei commensali avevano correttamente immaginato che il trovarmi tra loro non mi avrebbe certo entusiasmato, e per questo avevano provveduto tirando fuori da un fornetto a microonde spento un lungo nastro di raso rosso, il quale -fatto girare all'altezza della vita intorno alla poltrona- terminava con un ampio fiocco che mi impediva di fatto di alzarmi.
Mentre il Ghiro continuava a bofonchiare parole in latino, il Cappellaio appoggiò comodamente il mento presentante una trascurato residuo di barba sulle mani.
"Allora, parlaci un po' di te."
"Giusto!" interloquì vivacemente la Lepve senza lasciarmi il tempo di aprire bocca "Non ti abbiamo ancova chiesto se vuoi una tazza di thè!"
"Io..." mormorai confusa "Beh... sì, grazie."
"Pvendi puve un piattino!"
Scelsi il più vicino, di un bell'arancione, e lo porsi alla Lepve. La donna acchiappò la teiera e iniziò a versare thè fumante direttamente sulla ceramica.
"Zucchevo?"
Non risposi, tanto ero stupita di ciò che stava accadendo.
"Andranno bene 2 cucchiaini..." consigliò con fare esperto il Cappellaio.
"Two is megli che one" borbottò nel sonno il Ghiro, mentre il suo degno collega, con logica ferrea, prendeva due cucchiai scompagnati dalla tavola per lasciarli cadere sul piattino ricolmo di thè. Il tutto mi fu recapitato davanti, gocciolando penosamente sulla tovaglia, il che mi diede la forza di ribattere flebilmente.
"Ecco, ma veramente io..."
"Non volevi una tazza di thè?" mi chiese la Lepve con tono di voce da inquisitore deluso.
"E ci sono anche i due cucchiaini!" le fece eco un altrettanto ferito Cappellaio.
"Ma... non sono di zucchero" esclamai con gentilezza tirandoli fuori dalla pozza che si era creata. "E poi" continuai travasando il thè rimasto in un più appropriato contenitore "l'avrei voluto in una tazza un po' più solida, sapete?"
"È il problema delle tazze di thè..." sospirò il Cappellaio grattandosi la testa al di sotto del suo immenso cappello.
"Ecco! Lo sapevo che dovevamo mettevci più calcestvuzzo!"
Sputai energicamente il cauto sorso di infuso che avevo giusto cercato di assaggiare.
"Ma voi avete dei problemi!" urlai pulendomi la bocca con la manica della felpa.
"In effetti sì!" esclamò esultante la Lepve, gli occhi azzurri che le brillavano di malvagia follia dietro le lenti degli occhiali.
"Immagina che questa sia una banconota da 10 $" esordì il Cappellaio prendendo in mano la mia tazzina.
"Quanti secondi ci mettevesti a contavla..."
"... se fosse invece un muro alto 2,7 metri?"
"Ma... ma... ma cosa vuol dire?"
"Ti faccio un altro esempio" continuò il Cappellaio, impaziente, "Immagina... immagine che questi sia una tazzina."
"Ma quella è una tazzina!" sbottai al colmo dell'esasperazione.
"Sono solo dettagli insignificanti... delle piacevolezze stilistiche..." commentò la Lepve accompagnandosi con un gesto noncurante della mano.
"E adesso" annunciò il Cappellaio mentre aprivo la bocca per rispondere alla Lepve "Analizziamo il moto parabolico!"
Ebbi sufficiente prontezza di spirito da prevedere l'arrivo della tazzina prima ancora di sentirne il fischio che ne annunciava la venuta ad alta velocità. Mi abbassai di colpo coprendomi la testa con le braccia, e il mio urlo terrorizzato per poco non coprì lo schianto della tazzina sullo schienale della poltrona.
"Oh beh, un altvo sevvizio vovinato..."
"La fisica vince sempre!" esclamò con aria soddisfatta il Cappellaio.
Era troppo.
"Ma perchè?" Domandai appassionatamente rivolta al vuoto, con la testa ancora sepolta tra le mani.
"Questa è una domanda che potrebbe mettermi in crisi" mormorò il Cappellaio alla Lepve.
"Perchè sono qui? Come ci sono arrivata? Cosa devo fare? Perchè? Perchè? Perchè?" Accompagnavo ogni perchè con una testata sulle ginocchia per sottolineare la mia sottile disperazione.
"La vagazza sembvevebbe leggevmente sconvolta..."
"Servono risposte filosofiche... Ghiro?"
Il Ghiro, scosso violentemente dai due matti, aprì gli occhi con aria smarrita.
"Sevvono visposte!"
"Le... risposte... sono nella tua... anima." iniziò con esasperante calma. "L'attesa del futuro... la memoria del passato... l'attenzione al presente... ma soprattutto..."
"Sant Agostino?" chiese ad alta voce il Cappellaio.
"No, Sant Evmete, ovviamente."
"O San Daniele?" continuò il primo.
"San Benedetto!" rispose felice la Lepve.
Si voltarono entrambi verso di me, coprendo del tutto la flebile voce del Ghiro.
"Vuoi una tazza di thè San Benedetto?" mi domandarono in coro.
Il Ghiro si era di nuovo appisolato, e non era riuscita a capire nulla dell'ultima parte del discorso.
"No, no, svegliatelo! Che ha detto?"
"Oh beh, tanto l'ultima tazzina si è distrutta prima..."
"E allora perchè cavolo me l'avete offerta?"
"Le risposte sono... nella tua anima..." mormorò il Ghiro svegliatosi grazie al mio acuto grido di disappunto.
Cercai di tendermi in avanti per sbattere la testa sul tavolo mentre il Cappellaio e la Lepve farneticavano di niente. E scoprii con sorpresa che il fiocco di raso rosso, a furia di tirare, si era allentato abbastanza da permettermi di scivolare sotto il tavolo.
"Moto parabolico!" sentii urlare il Cappellaio, urlo seguito dallo schianto di quello che sembrava essere una teiera.
"E se acquistassimo dei Buoni del Tesovo?"
Gattonai sotto il tavolo domandandomi quanto sarebbe stato saggio rimanere ancora in quel bar di matti per sentire cosa sapeva il Ghiro.
"E se i Buoni del Tesoro fossero banconote alte 2.7 metri?"
"Allova Cavtesio non savebbe mai esistito!"
"Come volevasi dimostrare" borbottò nel sonno il Ghiro.
Sospirando mi avviai verso la porta.
"E la ragazza dove l'abbiamo messa?"
"Si sa, Pavigi val bene una messa..."
"... in piega?"
Aprii la porta e mi alzai in piedi di scatto.
"Millesettecentottantanove!" mi seguì da lontano la voce della Lepve, mentre, finalmente libera, correvo il più lontano possibile nel buio.
[tecnicamente to be continued, ma senza grandi speranze]
Perchè le parole più importanti spesso non vengono quando vorresti?
Davvero... mi dispiace, non riesco a portarvi dove meritate, in un cielo più sereno.
Ho solo... ali di carta.
Scritto, diretto e interpretato da
Ninyalor verso le 18:47 senza nessun senso
Tutto ciò che c'è nella testa di una normale pazza
Cercavi il bagno? No, ora è il tempo di un po' di sano egocentrismo
Nome: Annaccì, AcT, Anna e altri diminutivi di Annachiara Un misto di controsensi casualmente viventi. O un fumetto vivente. Insomma, chi sono? Sono una ragazza che ama gli arcobaleni, non riesce a dire due parole coerenti di fila, ma scrive a fiumi.
In equilibrio instabile su un filo di pensieri tento di convivere con il mio orrendo senso dell'umorismo e con la mia frangetta, prima causa di morte al mondo.
Definirmi da sola è difficile, farlo in poche parole di senso compiuto è quasi impossibile; per questo esiste la risposta universale: ZSRUU!
Le leggi di Nyna
Passioni di una come me
Il cioccolato, la chitarra, l'Oratorio, cantare, scrivere, sognare a occhi aperti, chiusi e socchiusi, Stargirl, vivere e essere felici di vivere, le cose colorate, gli arcobaleni, cucinare, il cielo limpido di quell'azzurro che ti porta via e, a volte, la pioggia, il sole e le lentiggini, ridere, fare scherzi, usare le parentesi quadre al posto di quelle tonde, i fogli a quadretti e essere presa per pazza. Amo anche smodatamente gli abbracci, abbracciare, essere abbracciata, amo sdriarmi sui prati a osservare il cielo, amo quando vedo sorridere, amo stare al computer, la mia gonna lunga da spazzare il pavimento e i gatti, gatti, gatti.
Cose che mi urtano psicologicamnte
Non essere ascoltata o in qualche modo limitare la mia libertà di parola, fare male a bambini, animali, uomini, donne, insetti, e tutti gli esseri viventi, non viventi e incompiuti, le giornate nuvolose, non essere presa sul serio e essere presa sul serio, parlare da sola, i posto dove non conosco nessuno, essere sola. Odio quando mi si bagna l'orlo dei pantaloni, che mi finisce dentro le scarpe e mi bagna i calzini, mi da un fastidio tremendo quando mi ritrovo a parlare con qualcuno e cala il classico silenzio imbarazzante, odio quei giorni del mese, perdere tempo e simili [ad esempio, passare un quarto d'ora ad aggiornare le colonne del mio blog invece di studiare]
Musica. Canzoni a caso e roba del genere
Vado a seconda dell'umore. Attualmente se felice ascolto cartoni animati, colonne sonore e Accidentally in Love. In generale: Canzoni geniali come:
La vendetta del fantasma formaggino, il Vitello dai piedi di Balsa e la Presidance di Elio *_*
Modena City Ramblers, Goo Goo Dolls, Beatles, Bandabardò, Elisa, 883, Nickelback, un po' di quel che mi va, in continuo cambiamento. Dal 1991 circa ho la insana mania di imparare a memoria tutte le sigle dei cartoni animati che mi capita di sentire, per poi cantarle quando non devo o sotto la doccia. Sono musicalmente schizofrenica, problemi? u.ù
My Films
Ritorno al futuro, Moulin Rouge!, Guida Galattica per Autostoppisti, Little Miss Sunshine, L'Attimo Fuggente, The eternal Sunshine of the spotless mind, Anastasia, Follie dell'Imperatore, Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti,Matrix, Orgoglio e Pregiudizio, Sognando Beckham, di tutto un po', non me li ricordo, ecco.
Cibo.
Specifichiamo: adoro cucinare. Ma comunque...Si narra che alla tenera età di 3 anni una suora mi offrì un cioccolatino al liquore. E quello fu l'inizo della fine.
Io amo il cioccolato in tutte le sue forme, siano esse liquide, solide o gassose, superliquide o iperspastiche. Ah, però non mi piace il cioccolato squagliato perchè lasciato in macchina per 14 ore.
Amo mangiare la ricotta in tutte le sue forme, il vedere la ricottina Vallelata mi fa venire le lacrime agli occhi e la bava alla bocca.
Adoro il sapore dell'origano. Lo metterei su tutto, se non fosse che sul dolce non ci sta tanto bene. Quando cucino qualcosa di solito i miei capolavori sanno solo di questa meravigliosa spezia.
Il mio sogno: Riuscire a cucinare qualcosa che contenga ricotta, cioccolato e origano e non sia mortale.
p.s. non dimentichiamoci che sono italiana: pizza [di mio papà ], lasagne, pasta in quasi tutti i modi possibili. Sono pesto-addicted. Pesto ricotta cioccolato origano.... Mmh, sbavo, o forse vomito, chissà .
Zsruu è una parola che ho inventato parecchio tempo fa. Talmente parecchio tempo fa [emh, tipo tre anni?] che ho dimenticato come e perchè è nata.
Almeno il significato è molto semplice. Zsruu vuol dire tutto e niente. Facile no?
Si può usare in qualsiasi occasione, al posto di qualunque parola, intercalare, locuzione avverbiale, esclamazione, tentativo di onomatopea.
O insomma, la risposta più corretta a "Cosa è zsruu?" è "Zsruu è zsruu".
Your personality is hard to define - you're very unconventional.
And even if your personality could be defined, it would be completely different next week!
Outgoing and shy, sensitive and thoughtless, you tend to have a very split personality.
This makes you unpredictable. You can be a total angel - and a total devil.
Buio. Da una storia di Dylan Dog su Mana Cer...succo arancia carota limone, passando per una figura non certo entusiasmante a una festa. Paura. Brr. Insetti che ronzano e pungono. Corollario: dai 4 ai 7 anni ebbi il puro terrore di avvicinarmi ai cassonetti, perchè lì una volta mio fratello venne punto da una vespa che aveva fatto il nido nel suddetto [non mio fratello] Perdere contatti con le persone a cui voglio bene. I film dell'orrore. Qualunque tipo. Anche i trailer, spesso, bastano per una buona notte tormentata. Gli arei Non salirci sopra. Però mi terrorizza il rumore. Per un certo periodo tendevo a nascondermi sotto il tavolo ogni volta che passava un areo sopra casa mia. Poi ho smesso, anche perchè passa un areo ogni mezzora..
Sì, sono facilmente impressionabile. Ma molto facilmente. Che, ci scherzi?